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PRESS/Tletter n.24-25/2010

25 Giu 2010

CRONACHE E STORIA- MAGGIO 1960

 

Al sesto anno di pubblicazione e, dopo un quinquennio di implacabile coerenza, “L’architettura-cronache e storia” fa un riesame integrale della struttura della rivista; taglia i rami secchi e si rende più aderente e impegnata in una realtà che, ad ogni lustro, pone nuove esigenze di cultura.

Il cambiamento avvenne nella settima decade del secolo, momento storico che si profilava irto di ostacoli paurosi, di vitalismi senza orientamento, di una “dolce vita” priva di messaggi e di propositi  e, soprattutto, allineati su una paurosa livellazione di massa.

In un mondo così angosciato le parole di William Faulkner: ”quando è che salteremo in aria??” suonano come un beffardo destino; Bruno Zevi, pur sapendo che l’architettura non può essere la soluzione di tutto, cercò attraverso la sua rivista di offrire al mondo impazzito un’alternativa.

E lo fece con il lavoro, la fatica e la gioia di redigere una rivista.

La situazione attuale, in questa prima decade del nuovo secolo, non è migliore di quella descritta anzi no e’ tremendamente peggiore……………………………..

Altre pillole…………………..

1-Giulio Carlo Argan fu chiamato a ricoprire la cattedra di storia dell’arte moderna all’Università di Roma. Il suo insegnamento diede impulso ad una scuola di storia e di critica d’arte in cui l’architettura non sarà più la sorella povera delle arti figurative e in cui la coscienza dei problemi vitali del movimento moderno costituirà stimolo all’indagine scientifica, alla lettura artistica e agli approfondimenti culturali.

Alzi la mano chi non ha studiato almeno una volta sopra i suoi libri di storia e chi non si diverte, ancora oggi, durante l’ estate romana inventata, grazie al suo giovane assessore alla cultura Renato Nicolini, negli anni in cui era Sindaco di Roma.

2-Carlo Ludovico Ragghianti si inventò l’”Artemobile”: uno strumento di conoscenza e di educazione artistica. Per rimuovere gli ostacoli e i diaframmi che si interponevano tra l’arte e il pubblico, occorreva trasformare il concetto delle mostre da sistemazioni fisse a strutture mobili.

Ci riuscì attraverso dei padiglioni smontabili, a moduli variamente componibili, studiati da Edoardo Detti che, nell’estate del 1960, percorsero il litorale tirrenico per circa 200 km…….anche oggi sulle spiagge italiane ci si imbatte in numerosi stand: quello del gestore telefonico, quello dell’ultimo gelato, quello del promotore finanziario………stiamo regredendo???

3-Scempi che puntualmente si ripetono:

la Palazzina dell’Ippica, situata a Torino in Corso Massimo d’Azeglio, opera dell’Architetto Carlo Mollino, è stata presa d’assalto per far posto alla costruzione di un albergo…..

4-Scuole in Abruzzo dell’architetto Marcello Vittorini: queste scuole furono costruite nel territorio sottratto alle acque nella conca del Fucino, in ambienti fortemente compromessi dalle scadenti costruzioni esistenti. Nonostante questo le scuole rappresentarono un concreto esempio di come è possibile reagire per combattere quell’inerzia ambientale attuata attraverso mezzi e procedimenti miseri, materiali e maestranze a buon mercato e sopratutto senza pianificazione.

Il valore fortemente educativo unito alla limitata spesa di realizzazione ci costringono al rimpianto se paragonati ai MUSP (Moduli ad Uso Scolastico Provvisori) che hanno caratterizzato, cinquant’anni dopo e nella stessa regione, le valli e le montagne, mimetizzandosi attraverso i “carterini” colorati con tutte le tonalità del verde…………………..

5-Ad Elsinore, in Danimarca, Jorn Utzon costruì, ispirandosi all’Unità di Abitazione del Tuscolano dell’Architetto Adalberto Libera, un gruppo di case a corte di una semplicità e di una bellezza disarmanti.

Il progetto della singola unità è costituito da un quadrato che ha due lati occupati dalla casa mentre gli atri due sono chiusi da muri; insieme generano delle corti-giardino che, risultando ermeticamente chiuse all’esterno, irradiano la casa di una luce intensa.

6-Considerazioni dell’architetto Luigi Pellegrin sui disegni di Frank Lloyd Wright pubblicati nel libro “Disegni per un’architettura vivente”.

Si nota fin da subito una regale spregiudicatezza espressiva, non rinuncia agli errori, non teme un epidermico “cattivo gusto” conseguendo sempre una radicale “efficienza” grafica: la linea non tradisce mai lo spazio e il volume. Pare che i disegni nascano dal di dentro del loro luogo ideale e si sprigionino da un punto focale dell’intelligenza proiettato sul foglio nell’atto della registrazione manuale. L’effetto è subordinato all’invenzione architettonica, così che il segno ha veramente valore semantico, esplicativo, violenta la bidimensionalità editoriale e suscita insopprimibili spazi e mondi nuovi. L’opera grafica esprime in pieno il connubio tra tattile, pulsante integrazione naturalistica e poderoso impulso produttivo, mentre la qualificazione di spazio e materia travolge il processo grafico, lo assume a mezzo, e dunque lo potenzia.

….e riuscì a fare tutto questo senza l’aiuto di 3dStudio, Maya, cinema 4D……….

Se decidevi di partecipare al concorso LUXAFLEX per disegnare un progetto di arredamento di un ambiente soggiorno, avevi tempo per la consegna fino al 31 agosto 1960, venivi giudicato da una giuria composta, tra gli altri, da Ernesto Rogers e Bruno Zevi, e se vincevi il primo premio incassavi la considerevole cifra di 1.500.00 lire………………………….pardon 774,68 euro.

 

CRONACHE E STORIA- GIUGNO-LUGLIO-AGOSTO 1960

 

La biografia dell’architetto greco Costantino A. Doxiadis è affascinante: nato nella Tracia Orientale, è cresciuto ad Atene, dove la sua famiglia si era rifugiata; si laureò a Berlino con una tesi sulla “pianificazione della Grecia antica”. Durante l’occupazione tedesca formò un’organizzazione clandestina che aveva tre scopi: l’intelligence a favore degli alleati, il sabotaggio della macchina bellica germanica e la preparazione della ricostruzione.

Finita la guerra fu nominato, a soli trentuno anni, Ministro della Ricostruzione e mantenne la carica per ventuno governi successivi.

Nel 1950 ebbe un esaurimento nervoso, emigrò in Australia e si dedicò all’agricoltura. Due anni dopo accettò l’incarico delle Nazioni Unite di partecipare a un’inchiesta sulla pianificazione in India.

Nel 1953 tornò in Grecia e costituì la ditta ”Doxiadis e Associati” composta di architetti, ingegneri, sociologi, economisti e archeologi.

Doxiadis coniugando la parola “oikos”, abitazione, e Oikeo, sistemarsi sul terreno coniò un termine nuovo per identificare la scienza urbanistica: la chiamò Ecistica.

Le sue teorie, anche se non del tutto originali, futono sostenute con appassionato furore e con la volontà dell’uomo che ha sofferto la fame e la persecuzione.

Il fascino che emana dalla personalità di Dioxadis deriva dal fatto che queste idee egli non le afferma solo platonicamente, ma vuole sperimentarle e concretarle ad ogni costo.

E’ un uomo che non ha rinunciato a vincere, non si è abbandonato allo scetticismo di fronte all’immane difficoltà incontrate: ha seguitato e seguita a lottare con straordinario successo.

È pubblicata una tabella comparativa dei redditi di varie classi professionali inglesi dal 1930 al 1960; tutti quelli che, esaminato il grafico, decidessero saggiamente di abbandonare l’architettura (ampliamente ultima….) non si mettano a fare i dentisti perché, con l’attuale andazzo, tra pochi anni la remunerazione per cavare un dente sarà uguale a quella stabilita per redigere un piano regolatore……..

Fortunatamente, oggi, non è più così, perché le tariffe dei dentisti sono lievitate a dismisura………….

Viene presentata una casa a torre per gli operai dell’Ansaldo a Genova dell’architetto Robaldo Morozzo Della Rocca.

Sulla collina di fronte al lido di Sampierdarena l’architetto imposta l’edificio spaccandolo nettamente a metà: sul lato a monte dispone tutta la zona notte, su quello a valle tutta la zona a giorno; mentre la facciata a monte appare realizzata in grande spirito di economia, quella a valle, che si scorge da lontano, galleggiante sulle nebbie industriali della vallata, si orienta tutta, grazie ai balconi distorti, a contemplare la costa respirando la brezza marina.

Grazie a questa impostazione la partitura del prospetto risulta eccellente: le quinte sfalsate di piano in piano producono una sommatoria plastica fatta di pieni e di vuoti che lo rendono leggerissimo nonostante i suoi dieci piani.

Su segnalazione di un fedele lettore è menzionata la costruzione di una “casa del fanciullo” ad Amsterdam opera dell’architetto Aldo van Eyck.

Questo edificio era una piccola città in miniatura, composta di strutture di forme geometriche ed essenziali, disposte liberamente sul terreno e ordinate secondo il modello dei villaggi delle società primitive. Divenne il manifesto dello strutturalismo olandese ed è tutt’oggi un magnifico esempio di architettura scolastica.

Questo edificio rappresenterà, più di ogni altro, la ricerca di van Eyck basata sulla "chiarezza labirintica", ispirata alla realtà della casbah o del bazar islamico: in tali aggregazioni spaziali - notava Van Eyck - gli elementi sono disposti senza alcun ordine gerarchico, e tuttavia appaiono coordinati in un insieme a misura d'uomo.

Sulla rivista viene presentata una sfortunata opera costruita per le Olimpiadi del 1960 e demolita il 24 luglio 2008 alle ore 17.50: il velodromo di Roma opera degli architetti Cesare Ligini, Dagoberto Ostensi, e Silvano Ricci.

Il progetto risultato vincitore a un concorso bandito nel 1954, fu da subito molto sfortunato: nacque su un terreno, ceduto al CONI dall’ente EUR, e fu ben presto soffocato da una progressione graduale della maglia edilizia circostante che lo avvolse senza preservarlo dalle lottizzazioni limitrofe.

Nonostante questo e durante i soli quarantotto anni di vita, il velodromo testimonierà, fiero, il suo essere un organismo perfettamente funzionale e architettonicamente plastico.

Rivedere, oggi, le foto pubblicate della pista in “doussie’” del camerun, dell’armonia plastica dell’anello, dell’intersezione delle curve delle tribune con la curva della pista e delle gradonate verdi contrapposte alla tribuna coperta, genera un malumore fastidioso, ronzante e dispettoso che ti fa odiare il sapere che Roma si è ricandidata a ospitare le nuove olimpiadi……

Se nel 1960 decidevi di fare degli aggiustamenti nella tua casa abbattendo dei tramezzi, pitturando le pareti e sostituendo gli infissi, e lo facevi chiamando un manovale specializzato, gli dovevi pagare uno stipendio di 365 lire l’ora…………………….pardon 0.19 euro l’ora!!!!!!

Chi siamo

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XXL Architetture è stato fondato nel settembre
del 2003 ed attualmente ne fanno parte
gli architetti Germano Franciosi (1976)
ed Arcangelo di Cesare (1966).

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