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2018

6 items

CODE: FLP-57

CODE: SKT-43

PROGETTO: CASA DI DAVIDE ID: ABT RMA 09O16 XXL75
TIPOLOGIA: PRIVATA
COMMITTENTE: DAVIDE
LUOGO: ROMA
COLLABORAZIONI:
SUPERFICIE: 110 MQ
PROGETTAZIONE: 2016 ESECUZIONE: 2016 WEB CATEGORIES: XXL INTERIORS
TESTO: Una casa per un libero professionista  in una zona, all’interno  del quartiere EUR, verde e tranquilla. La casa si apre su una grande zona giorno su cui si affaccia la cucina e che si affaccia su un magnifico balcone immerso nel verde. La grande finestra scorrevole incornicia il paesaggio ed amplia maggiormente il living. Una porta a scomparsa cela la zona notte

Il padiglione temporaneo Sonsbeek, costruito nel 1966 ad Arnheim, dall'architetto Aldo Van Eyck è il tema di questa cronaca. Nello stesso posto dove dodici anni prima Rietveld aveva risolto lo stesso tema in modo estremamente lirico contando sul magnifico giardino, Van Eyck realizza un progetto che partendo da configurazioni geometriche definite, arriva, attraverso un metodo sottrattivo di materia, a raggiungere la più complessa semplicità. Con questo progetto, l’architetto confermò la validità della sua personale ricerca basata sulla composizione e sul montaggio di forme primordiali, usando la geometria come principio analitico e organizzativo degli spazi e dei luoghi del vivere. Come per altri progetti anche per questo padiglione fu capace di produrre un numero così elevato di soluzioni differenti da far sembrare la passione per il processo delle rappresentazioni grafiche come una magnifica ossessione. Il padiglione era costituito da sei pareti alte quattro metri che disposte parallelamente a una distanza di 2,5 metri, si piegavano a formare spazi circolari che, uniti agli improvvisi tagli, trasformavano un semplice schema in un dispositivo spaziale complesso. La luce diffusa, proveniente dal tetto completamente trasparente, illuminava in tutte le parti le sculture evitando di colpirle solo da lati definiti. I viaggi in America e in Africa alla ricerca di archetipi formali, di cui fu un raffinato cacciatore, unita all’abilità nella pratica del disegno contribuirono alla cristallizzazione del proprio linguaggio architettonico. Linguaggio che rispecchiava la complessità della vita urbana con progetti capaci di riconciliare l'architettura con l’arte, la scienza e l'antropologia. I suoi progetti, lungi dall’essere convenzionalmente belli, erano però strutture complesse che rappresentavano la sua convinzione fondamentale che “ una casa deve essere come una piccola città se è una vera casa; una città come una grande casa se è una vera città”.

CODE: FLP-56 

Questa cronaca è per un personaggio unico della storia dell’architettura: a due anni dalla morte, avvenuta a New York il 27 dicembre 1965, la rivista gli dedicò un commosso ricordo. Era l’assertore della “casa senza limite”, il nemico della simmetria, l’apostolo delle cavità fluidificate, della transizione spaziale e dei gusci organici e trapassati; mite e irriducibile, candido e geniale non fece parte di nessuna scuola, riuscendo sempre a sottrarsi al fascino dell’isolamento e all’ambiguità delle mode. Volò semplicemente sopra il mondo, lambendo e influenzando tutte le arti figurative e decidendo di concentrarsi sulla madre di tutte le arti, l’architettura; riuscì nella titanica operazione di far vivere lo spazio anziché di limitarsi a guardarlo. Scriveva: “Il futuro appartiene alla continuità, l’isolamento è abolito. Una casa non è più un singolo blocco con pareti piane, curve o a zig-zag. È composta da nuclei spaziali viventi, di ali che si protendono verso orizzonti nuovi. Siano essi vicini o lontani, essi ci appartengono, e noi ne siamo parte. La scatola quadrata è morta di soffocazione. Ha strozzato la vita all’interno. E i buchi delle finestre sono pura respirazione artificiale per il cubo agonizzante…..”. In fondo il suo fu un modo di progettare diverso dagli altri, fondato più sulle nostre intime necessità e sui nostri processi interiori piuttosto che dettato dalle attrezzature meccaniche. La sua “Endless House” oltre a rappresentare il filo conduttore della sua intera esistenza e il tema continuo della sua ricerca, diventerà anche quella raffinata concezione di spazio che non esisteva e che non avremmo piu’ ritrovato nella nostra storia dell’architettura. Esortava: “Disegnate ad occhi chiusi, ascoltate ogni consiglio con un orecchio, ma tenete aperto l’altro ai sussurri della vita. Impiegate la tecnologia ma non fatevi dominare dall’industria. La casa non è una macchina per abitare ma un involucro che va riempito con l’esuberanza della vita”. All’esile figura, quattro piedi e dieci pollici di altezza, si contrapponeva la sua immane grandezza intellettuale, capace di elevarlo a gigante nel mondo dell’architettura: Friedrich Kiesler.

2017

17 items

CODE: SKT 42

PROGETTO: CASA ALE E FRA
ID: LSS FRC 10L17 XXL74
TIPOLOGIA: PRIVATA
COMMITTENTi: ALE E FRA
LUOGO: ROMA
COLLABORAZIONI: ---
SUPERFICIE: 220 MQ
PROGETTAZIONE: 2016 ESECUZIONE: 2016/2017 WEB CATEGORIES: XXL INTERIORS
TESTO: Una coppia di clienti visionari ed illuminati, tornati a vivere a Roma dopo una lunga esperienza milanese, che ha voluto realizzare la loro nuova residenza ispirandosi alla cultura giapponese ed alla sua razionale essenzialità. Questa ristrutturazione è il risultato di un’attenta rielaborazione delle influenze orientali più pure e compiute conosciute nei numerosi viaggi fatti dalla committenza. Il rapporto interno esterno dell’appartamento è stato annullato attraverso la realizzazione di nuove aperture e l’innalzamento della quota del giardino che, precedentemente, risultava isolato e non sfruttabile. All’interno i vani sono stati tagliati con estrema precisione, incidendo gli spazi con metodo ed ottimizzazione.

Questa cronaca è dedicata a un grande architetto: un professionista concreto che mirava a trasformare i sogni disegnati sulla carta in “oggetti duri come la pietra”. Dovendo racchiudere in una sola parola tutta la sua produzione architettonica quella è senza dubbio “essenzialità”; la stessa che ritroviamo sia negli impianti generali sia nel disegno dei dettagli e nella scelta dei materiali curati fin nei minimi particolari. Se avevi la fortuna di seguire i suoi corsi di Progettazione a Valle Giulia, restavi ammaliato da quella pragmaticita' tipica dei maestri che si realizzano solo con “il fare”; ogni suo bellissimo disegno era un mezzo per indagare lo spazio, la componente materica e il dettaglio. Ascoltandolo si riusciva a percepire quel rigore capace di indirizzare verso quell’essenzialità che si otteneva sacrificando e sottraendo piuttosto che aggiungendo ed enfatizzando. L'opera, tra le tante, che illumina e ci aiuta a capire il suo mondo è la palazzina costruita a Roma in Via dei Colli della Farnesina; in un periodo in cui si realizzarono a Roma migliaia di palazzine, Lui riuscì a metterne a punto un suo personale tipo. Ci riuscì costruendo un telaio strutturale composto da pilastri secondari a “C” e da pilastri a “T” capaci di sostenere alte travi lunghe 30 metri, che segnavano, a destra e a sinistra del nocciolo centrale di collegamento verticale, due fasce libere per lo spazio giorno e lo spazio notte. All’essenzialità di questa struttura si contrapponeva la ricchezza dello spazio interno che, liberato dalla struttura, appariva fluido e dinamico. Dopo averlo studiato a lungo sulla carta, un paio di anni fa sono riuscito a entrare in uno di questi alloggi e sono rimasto a bocca aperta………Francesco Berarducci era riuscito a concepire una “villa urbana” dove molti altri avrebbero concepito solo banali appartamenti. Berarducci lo avevo scelto come relatore della mia tesi di laurea; morì, nel 1992, qualche mese prima della discussione……….

CODE: FLP-55

PROGETTO: RECUPERI ”amo” IL CINEMA ID: CNM PNL 06G16 XXL75 TIPOLOGIA: CONCORSO DI IDEE COMMITTENTE: COMUNE DI PIEVE A NIEVOLE LUOGO: PIEVE A NIEVOLE COLLABORAZIONI: SUPERFICIE: 400 MQ PROGETTAZIONE: 2016  ESECUZIONE: ---------       WEB CATEGORIES: XXL ARCHITECTURE   TESTO: un recupero di un vecchio teatro abbandonato, con una operazione di svuotamento del suo interno e successiva rivitalizzazione, attraverso la creazione di una sala polivalente, di una biblioteca e di una zona uffici

L’esercizio di leggere contemporaneamente le riviste di architettura attuali e “l’Architettura- Cronaca e Storia” di 50 anni fa, è talmente interessante che andrebbe reso obbligatorio come credito formativo: ogni mese nella rivista di Zevi ritroviamo argomentazioni, rimandi e rimbalzi che, come per magia, si implementano nelle riviste attuali. Tutto ritorna; tesi progettuali, ricerche architettoniche o semplici suggestioni le ritroviamo a distanza di cinquant’anni e ci sembrano le stesse; a volte si trasmettono in maniera inconsapevole a volte si tramettono con volontà. Leggere il passato vuol dire conoscere ciò che è stato pensato, disegnato e realizzato da professionisti che, seppur lavorando in altre epoche e con altre tecnologie, hanno, prima di noi, affrontato tematiche comuni. La conoscenza di ciò che è stato prodotto nel tempo deve o dovrebbe, anche inconsapevolmente, aiutare la produzione architettonica odierna. Un gioco che faccio sempre, rileggendo la rivista, è cercare delle assonanze, fossero anche solo planimetriche, con progetti che vedo realizzare ai giorni nostri. Nel numero di giugno 1967 trovo pubblicata la biblioteca di Clamart opera del gruppo di lavoro capeggiato da Jean Renaudie; questa piccolo gioiello architettonico, in forte contrasto con il resto della produzione dell’architetto francese basata su un’ossessiva ricerca geometrica legata agli angoli acuti, era costituito da una serie di volumi cilindrici di differente altezza, che affiancati determinavano un volume sfuggevole, accogliente e dinamico. Quest’anno a Pieve di Cento è stata ultimata la Casa della Musica, opera dello studio MCA di Mario Cucinella; il progetto del bravo architetto, ex allievo di Renzo Piano, sembra essere generato, almeno a livello planimetrico, dalla stessa mano. Mi piace pensare che, inconsapevolmente, il progetto di Cucinella sia il frutto generato da quel piccolo seme che volato da Clamart è atterrato a Pieve di Cento per germogliare……..sono un sognatore? Architetto Arcangelo DI CESARE www.xxl-architetture.com

CODE: SKT 41

CODE. FLP-54

Chi leggeva abitualmente la rivista conosceva ampiamente le opere di questo studio; ogni loro costruzione era seguita e divulgata con una regolarità impressionante. Non erano delle archistar, anche se avevano appena edificato quello che oggi può considerarsi il loro capolavoro: il blocco vitreo, sospeso e rarefatto costruito nel cuore di Roma. Nelle nuove opere presentate il linguaggio non ha quell’incisività e quella forza che aveva contraddistinto l’opera principale, ma in loro si poteva individuare quella correttezza capace di respingere sistemanticamente la moda e l’arbitrio, a favore di una ricerca funzionale e distributiva pronta ad accogliere notevoli connotazioni inventive ed estetiche. Da loro, forse, potevi non aspettarti soluzioni estreme o voli pindarici ma potevi essere certo di una qualità essenziale superiore alla media. Il loro lavoro mi ha sempre dato l’impressione di essere frutto di un procedimento sistematico capace di governare ogni singolo aspetto della progettazione e di verificarlo quotidianamente in ogni fase, dall’incarico al collaudo. Nelle loro opere si continua ad avvertire quella ricerca aperta verso la problematica formale senza cedere all’esasperazione formalistica: cercare qualcosa che esca dai limiti dell’”architettonicamente corretto” nella loro produzione è ancora oggi una sfida difficile. Se dobbiamo trovare una parola “capace” di connotare le loro opere possiamo rintracciarla in “esatta”. Quell’esattezza che permetteva loro di eseguire delle costruzioni sostenibili economicamente e impeccabili dal punto di vista tecnologico. Senza punti esclamativi, senza forzature stilistiche, aggregando e riconducendo subito a un comune denominatore linguistico, queste opere continuano a darci una traccia utile, solida, la cui spregiudicatezza sta forse nella serietà. Lo studio è quello di Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli.

CODE: SKT-40

PROGETTO: COFFEE LOVERS ID: CFL RMA 05O17 XXL74
TIPOLOGIA: PRIVATA
COMMITTENTE: CRISTIANO LUOGO: ROMA
COLLABORAZIONI:
SUPERFICIE: 55 MQ
PROGETTAZIONE: 2016 ESECUZIONE: 2017 WEB CATEGORIES: XXL INTERIORS
TESTO: Un progetto di allestimento per una rivendita di cialde per caffè creato in forte collaborazione con la committenza. Materiali di riciclo quali pallet, cassette della frutta, tavolati ritrovano una nuova vita grazie al loro nuovo utilizzo. Contro il monopolio di nespresso…..

CODE: FLP-53

 

Una storia lunga cinquanta anni. A volte rileggendo la rivista si riscoprono, si rintrecciano e si sommano situazioni, avvenimenti e ricordi. Nel fascicolo di Aprile 1967 è presentato, nella rubrica dedicata ai monumenti della storia dell’architettura, il rilievo di San Giorgio al Velabro; questa chiesa, di antichissima origine, è collocabile tra quella serie di chiese che segnarono il primo affermarsi architettonico del cristianesimo dopo l’uscita dalle catacombe. Edificata su resti di antichità romane la chiesa ebbe un lungo periodo di decadenza e abbandono culminato con la disastrosa alluvione del 1846. In seguito, nel 1924, fu chiusa al culto; questo provvedimento dette inizio al restauro del Munoz che ne ricostruì l’immagine perduta. Sarà questa la situazione che si trovarono di fronte i quattro studenti di architettura che ne dovevano curare il rilievo: i quattro giovani erano Piero Donin, Franco Zagari, Adachiara Zevi e Paolo Rossi. I primi tre li ritroveremo, più avanti, professori a Valle Giulia mentre il quarto no. Paolo Rossi aveva diciannove anni e voleva fare l’architetto, non ci riuscì trovando la morte sulle scale della facoltà di Lettere il 27 aprile del 1966 colpito da un pugno di ferro che lo fece crollare a terra. La sua agonia durerà quindici ore durante le quali non riprese mai coscienza. Il suo sacrificio servì per provocare una vigorosa risposta delle forze democratiche all’interno dell’università ma non riuscì a far emergere le verità su quell’assurda morte. Per uno strano caso del destino quella stessa chiesa fu teatro, nel 1993, di un attentato, commesso con un’autobomba carica con 100 kg di tritolo; la macchina, parcheggiata nei pressi della facciata, causò il crollo quasi totale del portico antistante. L’attentato sarà addebitato a Cosa Nostra come intimidazione nei confronti dello Stato. Se uno si ferma a pensarci comprende che l’architettura è, anche, quel filo conduttore che collega gli avvenimenti della nostra storia e che determina i nostri destini.

CODE: FLP-52

CODE: SKT-39

 

2016

1 item

CODE: FLP-51

Chi siamo

Chi Siamo

XXL Architetture è stato fondato nel settembre
del 2003 ed attualmente ne fanno parte
gli architetti Germano Franciosi (1976)
ed Arcangelo di Cesare (1966).

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